Conservazione Digitale

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ISO 16363 Audit and Certification of Trustworthy Repositories.

Già nel 1996 il Report of the Task Force on Archiving of Digital Information,  commissionato da Commission on Preservation and Access e Research Libraries Group, aveva identificato la necessità dell’esistenza di un numero sufficiente di organizzazioni affidabili e credibili (trusted) capaci di conservare, migrare e garantire l’accesso sul lungo periodo alle collezioni digitali. Fu subito chiaro però che la qualità di essere affidabile e credibile (trusted), o come minimo degna di fede (trustworthy), non poteva essere asserita da queste organizzazioni in modo autoreferenziale. Quindi, la task force evidenziò la necessità di un processo di certificazione dei depositi digitali, tale da creare un clima complessivo di fiducia (trust) sulle prospettive di conservazione dell’informazione digitale.

A distanza di pochi anni, il modello OAIS forniva un quadro di riferimento chiaro e condiviso in cui muoversi, e fu rapidamente adottato come riferimento da molte istituzioni, alcune delle quali cominciarono a autodichiararsi ‘OAIS-compliant’, per sottolineare la loro pretesa affidabilità e credibilità (trustworthiness). Non essendoci però nessun accordo su cosa ciò significasse, al di là di essere capaci di descrivere con la terminologia OAIS il proprio archivio, ciò non fece che render ancora più evidente la necessità di convenire rapidamente su una qualche forma di procedura di certificazione.

Finalmente fu costituita unaTask force on digital repository certification da RLG (Research Library Group, oggi OCLC) e da NARA (US National Archives and Records Administration), con il mandato di predisporre documento di sintesi dei requisiti essenziali di un deposito digitale fidato, Trustworthy Repositories Audit & Certification: Criteria and Checklist (TRAC), che fu poi pubblicato nella veste definitiva nel febbraio 2007.

Da TRAC ha preso le mosse un’ulteriore azione programmata dal Consultative Committee for Space Data Systems (CCSDS) che ha portato alla pubblicazione nel 2011 delle raccomandazioni: CCSDS 652.0-M-1 – Audit and Certification of Trustworthy Digital Repositories . Magenta Book. Issue 1. (2011). Queste sono organizzate in cinque sezioni:

  • Le Sezioni 1 e 2 sono informative e forniscono una vista ad alto livello dei fondamenti, del contesto concettuale, di alcuni problemi progettuali, nonché un’introduzione alla terminologia ed ai concetti.
  • Le sezioni da 3 a 5 forniscono invece i criteri e le metriche in base alle quali un deposito digitale può essere giudicato, queste sono raggruppate come segue:
    • Struttura organizzativa
    • Gestione delle risorse digitali
    • Infrastruttura e gestione dei rischi di sicurezza
  • L’appendice A discute le problematiche di sicurezza
  • L’appendice B fornisce i riferimenti informativi

Le raccomandazioni CCSDS 652.0-M-1 sono poi state rapidamente recepite e pubblicate nello standard ISO 16363 Audit and Certification of Trustworthy Repositories.

Per accedere allo standard si consiglia di scaricare direttamente la versione CCSDS del 2011:

gratuita ed in tutto identica alla versione ISO, che però è a pagamento.

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