Conservazione Digitale

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Autenticità in InterPARES

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I requisiti di autenticità dei documenti elettronici hanno costituito un’area di indagine fondamentale e prioritaria del progetto progetto internazionale InterPARES, che ha identificato nella prima fase di attività conclusa nel 1999 un quadro generale coerente degli elementi costitutivi, attributi e procedure idonei a consentire la verifica dell’autenticità nel tempo delle risorse digitali.

Una prima conclusione riguarda il fatto che, in ambiente elettronico, a causa proprio dell’obsolescenza tecnologica e della necessità di continua migrazione dei documenti, la conservazione a lungo termine può assicurare esclusivamente la produzione di copie autentiche di documenti elettronici autentici, dato che mantenere l’accesso ai documenti implica necessariamente modifiche anche significative nel flusso di bit che costituisce il documento e le sue relazioni. Il problema dell’autenticità acquista perciò una rilevanza di gran lunga maggiore rispetto al passato e richiede una definizione su più piani:

  • l’assicurazione di autenticità per i documenti che sono ancora attivi presso il soggetto produttore e che abbiano subito processi di migrazione
  • il mantenimento dell’autenticità e delle condizioni per la sua verifica per i documenti già versati negli archivi storici e nelle biblioteche pubbliche e destinati alla conservazione permanente
  • la verifica dell’autenticità e l’identificazione dei requisiti che rendono possibile la verifica medesima per i documenti nella fase di trasferimento dall’ambiente di produzione originario a quello di consultazione a fini di ricerca.

Tutte queste attività hanno un ruolo cruciale per molteplici ragioni. Innanzi tutto, la conservazione di fonti informatiche oggetto di migrazione implica la rinuncia alla garanzia di “originalità” dei documenti conservati negli ambienti tradizionali, costituiti quasi esclusivamente da oggetti fisici originali e durevoli, a loro volta mantenuti inalterati sia dal soggetto produttore che nelle successive fasi del ciclo di gestione. Nel caso di materiali cartacei l’originalità dei documenti e del vincolo, mantenuti inalterati nel lungo periodo e quindi a minor rischio di manipolazione, è facilmente verificabile grazie ai numerosi segni fisici, logici e organizzativi che la carta e i supporti statici conservano e offrono all’analisi dei ricercatori. In questo caso l’integrità del patrimonio documentario è garantita da una custodia ininterrotta che si limita a garantire le condizioni per la verifica e la valutazione della credibilità delle fonti medesime.

Ben altrimenti difficile è la situazione allorché la fonte ha forma digitale e soprattutto ha subito e dovrà subire numerosi, peraltro inevitabili, interventi di migrazione, ha corso rischi di manipolazione e di perdita e non ha certamente mantenuto alcun elemento “fisico” incontrovertibile per dare sostegno alla presunzione della sua autenticità. A disposizione degli utenti ci sono solo le informazioni e la documentazione relative agli interventi di migrazione e gli strumenti di reperimento che il soggetto produttore e/o l’istituzione di conservazione hanno voluto/saputo/potuto mantenere. Da un punto di vista strettamente tecnico non è neppure possibile conservare un documento elettronico, poiché i sistemi informatici consentono solo di salvare la capacità di riprodurre un documento elettronico.
Per questo tipo di fonti le politiche per la conservazione permanente che ciascun istituto segue (modalità di assunzione di responsabilità, strumenti e procedure a supporto dell’azione di verifica dell’autenticità, ecc.) hanno valore cruciale e non possono più limitarsi a prassi consolidate sia per quanto riguarda l’acquisizione dei documenti sia in relazione alle successive attività di gestione. Nell’attività di versamento, ad esempio, l’istituzione destinataria dovrà identificare procedure e contenuti nuovi per assicurare la qualità della ricerca futura, mentre per i materiali tradizionali può essere talvolta sufficiente garantire la continuità dell’azione conservativa e l’accessibilità agli strumenti di consultazione coevi.

In conclusione, i documenti digitali, proprio perché non più legati indissolubilmente al supporto originario e sottoposti a ripetuti interventi di migrazione, non contengono di per sé alcuno degli elementi e degli attributi tradizionali che consentono la verifica a distanza di tempo dell’autenticità delle entità documentarie. L’ispezione stessa del documento, che è quasi sempre produttiva quando concerne fonti tradizionali, nel caso di materiali elettronici richiede l’uso di tecnologie talvolta sofisticate e non permette di rilevare “direttamente” l’esistenza di manipolazioni non autorizzate. La conseguenza è che, in mancanza di eventi che la mettano in discussione, l’autenticità dei documenti originali deve e può essere presunta. Tuttavia, è evidente che tale presunzione può continuare a sussistere purché si siano conservati i necessari requisiti, alcuni dei quali esistono solo al momento della formazione della fonte, mentre altri si realizzano in occasione del suo trasferimento.

La verifica stessa dell’autenticità da parte dei ricercatori futuri non potrà che basarsi sulla pre-esistenza nella fase di formazione di condizioni e procedure – adeguatamente documentate – che abbiano assicurato l’autenticità dei documenti anche grazie all’affidabilità del sistema documentario. La presunzione dell’autenticità in ambiente digitale richiederà, comunque, che i documenti siano identificati con certezza, quindi univocamente, e che non solo le informazioni (ad esempio i dati di registrazione e di classificazione) ma anche gli oggetti documentari medesimi siano mantenuti integri. E’ necessario quindi che sia sviluppata una metodologia capace di:

  • definire lo schema generale degli elementi costitutivi e degli attributi descrittivi del documento e del suo contesto di produzione (amministrativo, giuridico, documentario),
  • individuare le procedure che hanno garantito l’integrità della fonte in tutte le fasi della sua gestione: esse dovranno essere adeguatamente rappresentate nel materiale di supporto che accompagnerà con sempre maggiore ricchezza il versamento e la custodia dei nuovi oggetti. Sarà ad esempio indispensabile documentare le modalità di controllo degli accessi, le politiche per la sicurezza, i processi di migrazione, e acquisterà una rilevanza crescente il manuale di gestione previsto dalla normativa italiana nel caso degli archivi delle pubbliche amministrazioni e il manuale operativo per la sicurezza del sistema informatico.

La condizione di identificare univocamente i documenti nel contesto di produzione si traduce, quindi, nell’esigenza di mantenere, a tempo indeterminato e in forma leggibile e intelligibile, i documenti medesimi e gli elementi e gli attributi che sono stati adeguatamente definiti nel progetto citato InterPARES.

Sotto questo profilo si rivela di particolare rilevanza il rapporto dell’Authenticity Task Force costituita da InterPARES, e che ha pubblicato le sue conclusioni nel 2002 (scarica pdf).

Il rapporto è disponibile anche nella traduzione italiana, pubblicata su Archivi & Computer”, 2002, 2, pp. 8-32.

Per un’approfondimento sul progetto InterPARES, si rimanda anche al modulo didattico Il Progetto InterPARES.

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